Telefonare

Sono le 20. Il sole colora lentamente di rosso Bologna al termine di una bellissima giornata primaverile, calda e serena.

Sono le 20 precise, e mentre guardo il cielo che si tinge di sfumature sempre più scure e calde, afferro la cornetta e compongo a due mani sulla tastiera del telefono.

Mi capita raramente di desiderare una conversazione telefonica, quindi cavalco senza indugi l'onda emozionale. Uno, due, tre squilli... la domanda di rito prende forma nel mio orecchio. Mi identifico. Il mio nome sembra la chiave magica che apre il portone dietro il quale una muta di parole aspetta solo di sentirsi libera.

Verbi, aggettivi, sostantivi mi assalgono inarrestabili; vivo telefonicamente il riassunto di due mesi di vita, e mi lascio trasportare dall'euforia del mio interlocutore, godendomi un tramonto primaverile sempre più possente nelle sue tonalità cremisi.


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