Sessanta secondi

A Nicolas Cage bastavano sessanta secondi per rubare un'auto; io ne ho ha disposizione circa seicento per finire di preparami e lanciarmi a corpo morto nel tiepido di questa serata estiva.

Sono le otto e a Bologna fa caldo. Il richiamo di una serata in cui scaricare il resto delle tossine che la doccia non è riuscita ad intaccare è irresistibile.

Ho impiegato centoventi secondi per liberarmi dell'accappatoio, darmi un'asciugata sommaria e recuperare gli elementi base del mio abbigliamento. Mutande e calzini. I pantaloncini sono a portata di mano, la maglietta... no! Il tempo scorre implacabile mentre rovisto frenetico fra i cassetti, impallidendo davanti all'ennesima conferma che la mia pianificazione personale è pessima.

Duecentoquaranta, trecentosessanta... il cellulare squilla e lo ignoro; la suoneria stile Bach sembra irridermi. Il cronometro passa cinquecento; mi arrendo all'ennesimo ritardo della mia vita...

Mi dichiaro colpevole, Vostro Onore.


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