La fame onnipotente

Sono sprofondato nel mio letto... boccheggio al termine di una giornata lavorativa fatta di riunioni, di traffico natalizio e del freddo umido che solo la pianura padana riesce a regalarti. Bologna, le 18:50... aspetto la cena.

La voce di mia madre che mi chiama è un suono lontano che mi guida verso uno splendido piatto caldo di tortellini in brodo. Il mio cervello è altrettanto liquido, a fatica guida i miei passi attraverso la penombra del corridoio. Sono sospinto da una fame atavica.

Apprezzo la luce giallastra del salone; non offende i miei sensi. Mi basta mettere a fuoco la tavola apparecchiata per rendermi conto che il piatto caldo così invitante non è altro che un miraggio beffardo... un letto di insalata in cui germogli di soia flirtano lascivi con chicchi di mais, su divani di salmone affumicato, è la dura, dietetica realtà.

Mi siedo lentamente, mi riempio il bicchiere d'acqua... affondo la forchetta in questa carnale orgia vegetale. La fame onnipotente...


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