Germania 2006
12 giugno 2006 (Italia - Ghana)
Bologna, sono le 20.49; il sole regala un tramonto pesante mentre indugio a guardare le briciole sparse sulla tovaglia. Fuori dalla finestra del salone c'è la quiete irreale tipica dei grandi eventi; dieci minuti circa e comincia il nostro mondiale.
Sono distratto... la luce del tramonto riverbera e la lattina di birra mi sembra sempre più rassicurante. Un piacevole accessorio per tollerare meglio il caldo, od il silenzio.
Il televisore è acceso, e domina il suo angolo di salone; Marco Mazzocchi predice, con enfasi, futuri possibili leggendo dentro ad una sfera di cuoio. Afferro il telecomando ed alzo il volume. Volente o nolente faccio anch'io parte del rito.
Distratto, mi lascio avvolgere dal silenzio.
17 giugno 2006 (Italia - USA)
Bologna, ore 20.49. Città immobile, come l'aria fuori dalla finestra. Clima afoso, caldo come il tifo che sta per scatenarsi. Sono a casa di amici; un ritrovo improvvistato per far sposare alla causa del tifo chi, nella quotidianità calcistica, è abituato a girarsi dall'altra parte.
La tavola è già pronta... birra, vino e pizze calde da asporto. Cartoni sporchi di sugo di pomodoro con le solite scritte pubblicitarie. Il televisore è l'oracolo, i commenti del pre-partita il verbo.
Cresce la tensione, insieme con le risate che vorrebbero allentarla. Fuori, il caldo ed il silenzio... Questo spicchio di Bologna è immobile, come l'aria fuori dalla finestra, come il pallone nel cerchio di centrocampo.
22 giugno 2006 (Italia - Repubblica Ceca)
Bologna, caldo torrido fuori e condizionatore pimpante all'interno. Undici minuti al momento della verità... sono in un ufficio che si sta lentamente svuotando. Persone si muovono animate da umori diversi galleggiando sulla corrente dell'ansia calcistica.
Sono seduto sulla mia sedia azzurra. Il colore dell'imbottitura e la pagina di Repubblica, seminiscosta dietro ad un mare di finestre, sono la massima espressione di tifo che posso (voglio?) concedermi.
Felicemente libero dalla pressione della possibile ultima partita, organizzo il lavoro delle prossime due ore. Sorridendo, sparo gli U2 a palla...
Decisamente, almeno fino ad ora, questo non è il mio mondiale.
26 giugno 2006 (Italia - Australia)
Bologna. caldo infernale e quiete surreale. Sono le 16.49, e la partita, questa volta, conta. Dentro o fuori, senza seconda possibilità.
Sono in ufficio a cercare di ridurre l'infinito elenco delle cose da fare; tutto, anche oggi - a maggior ragione oggi - si è fermato. La mia usuale distrazione nei confronti di questo mondiale tedesco viene leggermente scalfita. Solo leggermente. Penso al momento di rientrare a casa e alle strade libere, ad un'Italia incollata davanti ad un televisore. Unita davanti ad un televisore.
Il pomeriggio volge al termine, il sole comincia a tramontare ma sembra non aver voglia di smettere di arrostire tutto ciò che bacia. Guardo di tanto in tanto i dati sul referendum costituzionale; continuo il mio lavoro.
Il tifoso sonnecchia nel caldo di giugno.
30 giugno 2006 (Italia - Ucraina)
Si comincia a fare sul serio. Quarto di finale, ultima tappa prima del paradiso delle semifinali, prima dell'ingresso nel gruppo che conta.
Ho consumato una cena frettolosa; un'insalata divorata per fretta, o più facilmente per fame. Bottiglia d'acqua, semivuota, a portata di mano; pantaloncini e canottiera, telecomando, divano strategicamente piazzato davanti al televisore. Per la prima volta in questo mondiale mi sento un tifoso medio.
I soliti figuri oltre lo schermo cominciano con la consueta ridda di considerazioni tecnico folkloristiche. Fra poco parlerà il campo... fra poco, forse, urleranno i tricolori immobili sulle tribune.
4 luglio 2006 (Italia - Germania)
Ci siamo riuniti in dieci per una cena, o per una semifinale. La prima partita vera di questo mondiale. Con la speranza che non sia l'ultima.
Bologna, dieci minuti all'inizio del match. Fuori, il solito caldo estivo ed il solito, irreale, silenzio. Dentro, un condizionatore che prova a rinfrescare ambiente ed animi, una tavola imbandita per una cena con tutti gli onori, una tensione già abbastanza alta.
Parliamo, scherziamo, cerchiamo di pensare ad altro, di rimanere seduti a mangiare. Sforzo vano... ci disperdiamo in un ambiente piccolo, disegnando perscorsi sul tappeto pregiato, con il piatto in mano a disonorare la cena.
Fuori l'aria si muove, ma il silenzio resta tale, come una coperta di speranza. Sullo schermo ultra wide del televisore cominciano a comparire i primi giocatori, e subito partono ingiurie ed anatemi per quelli con la casacca bianca. Il tono della voce cresce, come il livello di volgarità.
Inni nazionali... stiamo per cominciare. Speriamo di frantumare il silenzio che ci circonda.
9 luglio 2006 (Italia - Francia)
Finale. Una sola parola che sembra echeggiare nel silenzio denso come piombo di questa sera; un silenzio che ha accompagnato l'attesa di ogni partita, quasi fosse lui il protagonista di questa campagna tedesca.
Bologna, ore 19.49. Il caldo solito ed un divano in alcantara blu. Le pizze stanno arrivando, il televisore vomita la tensione dei telecronisti, degli opinionisti, degli ospiti vari. Parole che si perdono nel silenzio.
Momento storico, quello di una finale mondiale. Un momento che voglio passare in solitaria, solo con le mie tensioni ed i mie pensieri. Sul tavolo un corno in ottone debitamente ripulito. Ha cantato molto, molto tempo fa... un'estate spagnola di cui il ricordo sbiadisce molto lentamente.
Un minuto al fischio di inizio. Meno di due ore, spero, al suono della carica. Un raggio di sole rimbalza sull'ottone. Crom, conta i morti...