Le_crepe_restano
Sono le sei e fuori piove. Sono le sei del mattino e fuori il tempo fa schifo. Un cielo grigio piombo si è giocato l'alba e l'aria umida ti attacca i vestiti sulla pelle.Fumo. Ho appena acceso la sigaretta numero trentadue di questa giornata senza fine, o senza inizio; dipende da come gira il vostro orologio. Il mio si è fermato qualche tempo fa, e non mi manca di certo. Ho gli occhi pesti, le orecchie che fischiano e i polmoni che gridano pietà. Ho sete. Ordino una birra. Il barista mi guarda senza farci caso e mi porge il bicchiere. Qui dentro ci siamo solo io e lui, e lui sta peggio di me.
Ho passato una notte intera ascoltando un brandello di vita, perso in quegli occhi marroni. Il tempo è volato via, come se fosse Hemingway a raccontare e non una qualunque ragazza di città. Non l'avevo mai vista prima, e non ho capito ancora perch� mi abbia raccontato tutto questo, fino ai più intimi particolari. Un deja-vu di errori già fatti e già conosciuti; cose da sistemare, cose che non si possono riparare. Non bastano la colla od il nastro adesivo, le crepe restano. Non bastano nemmeno le mille parole che mi ha regalato, e neppure i miei silenzi. Preghiere pagane ad un confessore del tutto casuale... le assoluzioni alleviano la pena?
Quando si è alzata dalla sedia i suoi occhi sembravano leggeri, le ombre un po' meno dense. Io ho ordinato un'altra birra e ho acceso un'altra sigaretta; la vita va avanti, volenti o nolenti. Mi ha salutato con un sorriso, senza sapere neppure il mio nome. Nemmeno io so il suo del resto.
Un bel sorriso; ripensarci stempera un po' il grigio di questo cielo insipido e uniforme. Non credo lo avrà quando tornerà qui. Le crepe restano.