hyboria.org | scrivere/istantanee //scrivere/istantanee.html hyboria.org inizio giornata //scrivere/istantanee/inizio_giornata.html //scrivere/istantanee/inizio_giornata.html Mon, 22 Sep 2008 21:43:44 +0200

Inizio_giornata

Alle ore 9.05 il telefono suonò per la terza volta.

Era un lunedì mattina di quelli sghignazzanti, in cui tutto quello che poteva andare storto lo stava facendo, e, tragicamente, aveva cominciato molto prima del solito.

Trasalì al suono del telefono, pur senza perdere quell'espressione monolitica che gli tratteggiava il viso. Guardò l'apparecchio con aria distante, quasi annoiata, e si alzò dalla sedia reclinabile. Molto lentamente prese il suo zaino e ne tirò fuori una doppietta a canne segate; un attimo, un colpo preciso a meno di un metro di distanza, e del telefono non rimaneva che un'esplosione radiale di pezzi di plastica, brandelli di circuito stampato e scheggie di formica nera.

Appoggiò il fucile ancora fumante sul piano martoriato della scrivania, fra gli sguardi attoniti dei colleghi ancora assordati da quel gesto, quantomeno, curioso.

Infilò gli auricolari dell'Ipod e lasciò che una base nu-jazz coprisse il fragore residuo di quell'inizio mattinata. Ora la giornata poteva davvero cominciare. ]]>
il mare //scrivere/istantanee/il_mare.html //scrivere/istantanee/il_mare.html Sat, 17 May 2008 14:50:38 +0200

Il_mare

Ci sono solo io qui, insieme ai miei pensieri, alle mie sensazioni, alle mie emozioni. Sono solo con la mia sigaretta, un cappotto sbottonato e le narici piene di quell'odore di salsedine che si sente solo quando le spiagge sono vuote.

E` un settembre insolitamente freddo; i bagni sembrano tante piccole casematte di una guerra lontana, e la spiaggia un lembo di terra che non ha nessun padrone, nessun conquistatore, dopo averne visti tanti. Il mare è calmo, quasi silenzioso; un rumore che si mischia al verso dei gabbiani ed al sibilare leggero del vento. Sulla sabbia ci sono solo le orme dei tacchi dei miei stivali, una dopo l'altra, come una serpentina contorta che arriva da chissà dove.

Sono immobile di fronte allo specchio d'acqua, a guardare il fumo della mia sigaretta che viene portato a disperdersi tutto intorno. Immobile a gustare quell'aroma di salsedine che ti entra ovunque. Mi chino, come se volessi scrutare oltre l'orizzonte, come se volessi spingere il mio sguardo ad andare più lontano, per cogliere qualcosa di nuovo, per cogliere qualcosa che mi sembra solo uno sbiadito contorno.

Affondo quello che resta della sigaretta nella sabbia, mi rialzo e riprendo a camminare. Le impronte dei miei stivali disegnano una nuova linea, che riprende da dove si interrompeva l'altra... diritta, questa volta. ]]>
controcorrente //scrivere/istantanee/controcorrente.html //scrivere/istantanee/controcorrente.html Sun, 24 Feb 2008 22:56:30 +0100

Controcorrente

Passi che si muovono rapidi, quasi galleggiando sulle piastrelle.

Volti sconosciuti tesi/rilassati che scorrono come gocce di un corso d'acqua.

Figure che danzano sulle note di una voce che scandisce arrivi/partenze/ritardi.

Girano le ruote di valigie trascinate come tronchi galleggianti, cariche di attimi da viaggio.

Osservare, muovendosi con le mani aperte come a infrangere le onde.

Osservare il moto e il flusso.

Assorbirlo e resistervi... scivolando... ]]>
la gabbia //scrivere/istantanee/la_gabbia.html //scrivere/istantanee/la_gabbia.html Sun, 24 Feb 2008 22:16:36 +0100

La_gabbia

Un giorno tranquillo, se non fosse per quella strana senzazione che mi ha accompagnato dal risveglio ad ora. Mi agito nella mia canottiera a ritmo di rap, dentro ad una stanza dalle pareti bianche e troppo corte.

Geometrie sbagliate; le conosco, le sento, a mio modo le temo. Apprensivamente le aspetto, mente mi faccio la solita domanda: Sarò pronto?

Sono come la tigre nella gabbia che scuote la testa lungo il suo moto perpetuo. Guardo l'orologio; i secondi corrono e si tirano dietro i minuti e le ore. Domani arriva.. ]]>
bruto //scrivere/istantanee/bruto.html //scrivere/istantanee/bruto.html Fri, 03 Aug 2007 19:48:01 +0200

Bruto

Perso nella corrente che invadeva la sala, con indosso un comodissimo paio di mutande, la barba incolta e la pancia particolarmente rotonda e rilassata. In mano un tarrina con dentro quattro wurstel extra large annegati nella senape, sul tavolo la pagina centrale della Gazzetta dello Sport - ultimo baluardo di informazione libera - elevata al ruolo di tovaglia. Birra ghiacciata.

Si sedette lentamente fino a prendere la forma della sedia, si sistemò contro lo schienale di legno ed affondò la mano nella tarrina; ne estrasse il pezzo di carne di maiale, giallo scuro. Un morso vorace ed un lungo sorso di birra. Un rutto prorompente.

La settimana era finita. ]]>
coniglio al timo //scrivere/istantanee/coniglio_al_timo.html //scrivere/istantanee/coniglio_al_timo.html Sun, 10 Jun 2007 13:13:57 +0200

Coniglio_al_timo

Danny era un tipo allegro; barba lunga, sorriso sempre pronto ed occhietti vispi. Lo sguardo di chi ne ha viste abbastanza e ne ha già digerite una buona parte.

Il suo passato era un passato come tanti altri. Nessuna gioia da esodo religioso e qualche piccolo sassolino che era stato bravo a non trasformare in pietra. Aveva fatto pace con il suo passato; se lo portava addosso come una camicia un po' sgualcita ma comoda, senza dare troppa importanza a qualche macchia sul tessuto. Una capo per tutte le stagioni insomma, e per tutte le occasioni.

Il locale era poco affollato, e l'aperitivo era stato ottimo. Vino frizzante e leggero e stuzzichini molto gradevoli. La cena prometteva molto e, sicuramente, avrebbe mantenuto.

Danny adorava quelle serate mondane, ottime per ritrovare volti, facce e casi umani che tendevano a perdersi lungo sentieri remoti, molto distanti dai suoi. Le amicizie di una vita vanno in qualche modo coltivate; a volte basta solo innaffiarle di tanto in tanto per tenerle vive.

Aveva salutato i presenti, conosciuto mogli, mariti, fidanzati e fidanzate di cui, in qualche caso, ignorava l'esistenza e scambiato due parole con tutti gli altri. Sguardi, frasi parole e un po' di circostanza, giusto per aggiornarsi prima di sedere al tavolo.

I tortelloni al burro erano filati diligentemente nel suo stomaco come una colonna di soldatini pronti alla morte, lasciandogli un gusto pieno e delicato. La chiacchere erano piacevoli come il vino rosso, talvolta serie e spesso facete. Una tavolata di sorrisi che per un secondo fermava le mascelle per dare spazio alle sigarette ed al fumo denso di qualche spinello.

Danny si guardava intorno, forse più silenzioso del solito. Con una delle donne presenti aveva avuto una relazione lampo, con un'altra una storia che si era conclusa contro un muro prima ancora di rendersene conto. Con altre aveva semplicemente avuto carte sfortunate o giocate male. Ma questo sembrava non importare molto, in quel momento. Evidentemente tutti avevano fatto pace con il passato o, semplicemente, lo avevano lasciato a casa ad accudire bambini ed animali domestici. Danny se lo portava sempre dietro, come la sua camicia sgualcita in cui le macchie sembravano diventare un po' più grandi ed un po' più scure. Sguardi forse più freddi del solito, parole forse più di circostanza del dovuto, discorsi brevi ed essenziali che non lasciavano spazio a quanto era stato o avrebbe potuto essere. Forse solo paranoia indotta da quel leggero odore artificiale di rosmarino che riempiva l'aria, sostituito a poco a poco dall'aroma di timo del coniglio che i camerieri avevano cominciato a servire.

Prese un pezzo di carne e vi affondò i denti, spezzando un paio di minuscole costole e qualche altro osso. Il suo modo personale di dirsi che niente poteva resistere in eterno se vi si applica la forza giusta.

"Danny Boy, tutto bene?" chiese Jamal, che aveva il dono di sentire le cose nell'aria con un qualche senso diverso e solo a lui conosciuto.

"Il coniglio al timo è ottimo!" rispose Danny sorridendo.

Jamal sorrise a sua volta, forse alla risposta o forse alla macchia d'unto che si stava allargando sulla camicia dell'amico.

"Non hai ancora imparato a mangiare come una persona civile" sentenziò.

"E` solo un'altra macchia, un giro di lavatrice e torna tutto a posto" fu la risposta pragmatica di Danny. "E poi nasconde le altre...".

Risero di gusto. ]]>
equilibrio //scrivere/istantanee/equilibrio.html //scrivere/istantanee/equilibrio.html Thu, 17 May 2007 13:02:49 +0200

Equilibrio

La corda è tesa, fredda e ruvida. Un cavo di acciaio lucente nel buio del tendone, avvolto nel silenzio trepidante della folla che aspetta il volo, od il trionfo.

Non c'è rete, solo il vuoto e poi la sabbia della pista. Un audace gesto a dieci metri di altezza, mescolando coraggio e follia. L'adrenalina che scorre, che fa muovere i piedi lentamente, che tiene ferma un'asta per bilanciarsi lungo la sottile linea fra la gloria ed una possibile morte.

Un passo dopo l'altro... un passo dopo l'altro...

L'acciaio contro le piante dei piedi; teso come i nervi. Essenziale, come i pensieri di una mente che non pensa alla piattaforma di legno così vicina e allo stesso tempo così lontana.

Nessun desiderio, nessun poi... solo il prossimo passo...

Lungo un sentiero in mezzo al buio, in mezzo al vuoto. ]]>
una birra con John Coltrane //scrivere/istantanee/una_birra_con_John_Coltrane.html //scrivere/istantanee/una_birra_con_John_Coltrane.html Sun, 26 Nov 2006 12:28:46 +0100

Una_birra_con_John_Coltrane

"Quello che chiedi non appartiene a questo dominio".

Era cominciata così la conversazione in una serata che mi immaginavo piacevole, se non altro per il gradevole sorriso della mia interlocutrice. Luci soffuse e tavoli in legno massiccio e scuro; John Coltrane che allietava le orecchie senza invadere l'ambiente.

"Tu mi fai domande... hai bisogno di risposte che ti aiutino a giudicarmi. Ti guardo negli occhi e non trovo nulla, se non una richiesta di parole che per me non hanno nessun valore e non sono disposta a darti".

Forse non aveva tutti i torti. Una banale domanda aveva scatenato tutto questo. Forse aveva aperto la porta di quel gradevole sorriso per farmi vedere un mondo intero di sentimenti che, tutto sommato, mi davano i brividi. E non certo di piacere.

Ricominciò a parlare, un fiume ininterrotto di parole che non era disposta a darmi ma che evidentemente non aveva più la forza di lasciare a marcire dentro la bocca. Guadavo la mia birra e lentamente si faceva strada il pensiero che, tutto sommato, John Coltrane fosse un compagno di bevute molto più attraente della mia un-tempo-sorridente amica.

Smisi di ascoltarla. Le sue parole in fondo non erano per me ma per una immaginaria folla silenziosa. Nella mia mente stava prendendo forma un dialogo impossibile con John Coltrane.

D'improvviso ammutolì e mi guardò. "Allora?" chiese con un filo di rabbia mal repressa. "Addio", risposi. Nei miei occhi c'era la noia di una serata sepolta sotto una coltre di cenere. Non dissi altro.

Si alzò in silenzio, pagò il conto di entrambi e se ne andò dal locale. Brindai alla salute di John Coltrane. ]]>
la tristezza di ogni giorno //scrivere/istantanee/la_tristezza_di_ogni_giorno.html //scrivere/istantanee/la_tristezza_di_ogni_giorno.html Wed, 01 Nov 2006 12:09:16 +0100

La_tristezza_di_ogni_giorno

Ti guardo scivolare via, oggi come altre volte. Tante. Forse troppe. Nascosta dietro ai tuoi occhi neri ti nascondi, e lentamente scompari. Resta questo simulacro che ha lo stesso sorriso ma una felicità diversa. Altri sogni, altri desideri, altre scostanti manifestazioni di vita.

Mi allontano di un passo per non rimanerne ferito. Il mio sangue non ha sempre un sapore dolce. Sorrido e non provo nemmeno a scalfire quella maschera che ogni tanto indossi. So che non serve; tu sei nascosta altrove, accucciata nel tuo buio sicuro, impenetrabile ed immensamente distante.

Vorrei allungare una mano per aiutarti a rialzarti, e guardarti respirare lentamente mentre i tuoi occhi si riabituano alla luce, alla realtà. Ma quella mano non può raggiungerti, non ancora. Ho imparato la lezione del tempo. Ho imparato ad aspettare ed a sorridere, a distanza di un passo. ]]>
un attimo dopo //scrivere/istantanee/un_attimo_dopo.html //scrivere/istantanee/un_attimo_dopo.html Mon, 09 Oct 2006 22:01:40 +0200

Un_attimo_dopo

La luce filtrava debolmente attraverso le fessure della tapparella quasi completamente chiusa. Un tramonto autunnale che faceva fatica a dare forma all'arredamento Ikea della stanza. Tutto in ordine, tutto meravigliosamente al suo posto. Anche la polvere.

Le due figure erano quasi immobili sotto al cotone pesante del lenzuolo azzurro. Il letto sembrava un campo di battaglia risistemato alla meglio. Ancora umido di sudore; pieno degli aromi dell'intimità.

Patrizia stava con gli occhi socchiusi a contemplare il silenzio di quella stanza dal vago colore giallastro. Il tramonto si faceva sempre più carico, e le ombre sempre meno definite. Sentì il braccio di Andrea cingerle l'addome. Sentì il suo respiro vicino all'orecchio, il suo odore penetrante, il suo calore che lentamente scivolava via.

Gli accarezzò la mano senza dire nulla. Non c'era più bisogno di spiegare le dinamiche dei loro rituali. Lentamente si era abituata ai piccoli, semplici gesti. Sempre intensi e sempre uguali a se stessi, in qualche modo rassicuranti.

Chiuse gli occhi e si avvicinò ancora di più. Pelle contro pelle. Poteva sentire il calore; aveva bisogno di quel calore.

"Siamo rettili" gli aveva sussurato una volta Andrea. Aveva capito. Aveva compreso completamente la necessità di quel calore. Specie dopo il tramonto.

Chiuse gli occhi, respirando lentamente. ]]>
i segnaposto //scrivere/istantanee/i_segnaposto.html //scrivere/istantanee/i_segnaposto.html Tue, 15 Aug 2006 15:55:01 +0200

I_segnaposto

Una sera come tante. Una cena come tante in un posto di periferia; lontano dal rumore di una città ancora vuota, lontano dagli occhi e lontano dal cuore.

Mick sedeva a capotavola, con il suo giubbotto di pelle sottile e la sua barba inglese. I gomiti fissi sul tavolo, ai lati di un tovagliolo giallo. Rilassato nel guardare il mondo intorno, le foto sulle pareti di legno dell'osteria, le facce raccolte attorno al tavolo. Li guardava senza sentire le loro parole, come se l'atmosfera fosse liquida ed il tempo si fosse fermato.

C'era un pezzo di storia lì con lui. Un pezzo della sua storia, riunito senza un particolare motivo. Quanto tempo era trascorso? Dieci anni? Forse quindici; non aveva molta importanza ricordarlo con esattezza. A Mick piacevano quelle situazioni perchè gli davano l'impressione di non crescere mai, di rimanere per sempre nel limbo del tempo senza responsabilità dove "domani" è sinonimo di "prendimi".

Pezzi di vita trascorsi e pezzi di vita nuovi; Claudia con il suo nuovo fidanzato, Patrizia con il suo lasciato invece chissà dove. Danilo che cercava di cambiarsi faccia e look, Andrea che giocava con la sua malinconia come un baro gioca con l'avversario.

Le stesse facce, le stesse espressioni, le stesse cose. Solo qualche ruga in più - perchè il tempo in qualche modo vuole sempre essere protagonista - ed i colori estivi che lasciavano piano il posto alle tonalità dell'autunno. Ci sono cose che non cambiano. Per fortuna.

Mick riempì il bicchiere di bianco fermo, giusto due dita, e lo sollevò per intonare un brindisi. Un motivo banale per farlo, uno qualsiasi, tanto il vero motivo era il piacere di ritrovarsi insieme. Un fine settembre del 2005, o del 1993. ]]>
cambio di stagione //scrivere/istantanee/cambio_di_stagione.html //scrivere/istantanee/cambio_di_stagione.html Tue, 15 Aug 2006 15:54:59 +0200

Cambio_di_stagione

Succede ogni anno, quando le piogge primaverili cominciano a lasciare il posto al primo sole resistente. Lo si capisce dall'odore dell'erba che diventa più penetrante, dal terreno umido che raggiunge lo zenit della propria popolosità; è un universo in fermento, un universo che riprende lentamente abitudini più consone al nuovo clima.

Qualche giorno e le piante, i fiori e i fili d'erba verranno ristrutturati, ridisposti o semplicemente eliminati. Il giardino cambierà di nuovo.

Mi sento tranquillo dietro al mio sasso, con il ventre ancora fresco dell'umido del terriccio e il dorso scaldato dolcemente dai raggi del sole. Mi sento tranquillo ed appagato ad osservare questa moltitudine volante, strisciante o saltellante che si adopera per un nuovo cambio di stagione.

Muovo la lingua piano piano all'interno della bocca; la sento più appiccicosa del solito, mentre ruoto altrettanto lentamente i miei grandi occhi neri.

Che bello vedere tutta questa vitalità che anima la mia cena! ]]>
cenere e pensieri //scrivere/istantanee/cenere_e_pensieri.html //scrivere/istantanee/cenere_e_pensieri.html Tue, 15 Aug 2006 15:54:59 +0200

Cenere_e_pensieri

Alle quattro del mattino rimangono solo poche note appese alle pareti di legno del locale. Poche note e la solita atmosfera fumosa.

Resto seduto insieme alla consueta fatica della giornata su un trespolo isolato a lato del bancone, consumando una meritata sigaretta e sorseggiando un long drink totalmente analcolico.

Serata stanca questa, stanca ma piacevole, cullata dalle note e dalle melodie di un trio acustico che, nelle ultime ore, ha intrattenuto i presenti regalando tanti ricordi racchiusi in un repertorio fatto di classici.

Attorno a me la solita frenesia al rallentatore; si rassetta e si pulisce, si riordinano tavoli e sedie, si chiudono i conti della giornata.

Nel posacenere solitario sul tavolino soltanto i resti di una sigaretta leggera, dal filtro bianco macchiato di rossetto. Immagino una donna nell'atto di fumarla, o di non fumarla; la cenere rimasta compatta ne tratteggia la forma originaria.

Dev'essere stata una serata fatta di parole, la sua; forse piacevoli e cullate dalle note di sottofondo, oppure aspre come un intreccio di chitarre dal suono acido tipicamente anni settanta. Non posso saperlo e quindi mi diverto ad immaginarlo; auguro alla mia misteriosa e sconosciuta avventrice che, comunque sia andata, abbia potuto allontanarsi da qui godendosi questa sottile e impertinente pioggia invernale.

E' notte fonda, e non c'è più tempo per pensieri che sbiadiscono, ma solo per la serenità che la quiete notturna regala. La pioggia cade piano e inumidisce ciò che l'alba finirà per pulire del tutto.

Della mia sigaretta resta solo un filtro schiacciato affogato nella cenere. Senza parole, e senza più tempo per contemplare. ]]>
il racconto del bardo //scrivere/istantanee/il_racconto_del_bardo.html //scrivere/istantanee/il_racconto_del_bardo.html Tue, 15 Aug 2006 15:54:59 +0200

Il_racconto_del_bardo

Il metallo della ringhiera è umido. E' umido anche il cielo; umido e di un nero uniforme. Sento il rumore del fiume che scorre, di mille creature notturne nascoste nel verde circostante.

C'è aria pulita, qui; c'è un incoraggiante profumo di quiete. I tetti e le strade si distinguono appena. Il profilo delle montagne taglia in due l'orizzonte e disegna contorni irregolari.

Le nuvole in lontananza, gonfie di pioggia, sembrano galleggiare nel bagliore dorato della luna. L'abbracciano e si accuciano ai suoi piedi... aspettano, avvolte da una luce tenue che ne sottolinea l'estatica immobilità. Sembra una piccola corte, in cui un bardo racconta storie fantastiche ad una piccola folla di astanti increduli, ansiosi, appassionati e silenziosi.

Appena il tempo di chiudere le finestre prima che il freddo si faccia troppo intenso. Appena il tempo di cogliere tre quarti di sorriso che mi augurano la più dolce delle notti.

Oltre le mie finestre, la luna ricomincia il suo racconto. ]]>
le crepe restano //scrivere/istantanee/le_crepe_restano.html //scrivere/istantanee/le_crepe_restano.html Tue, 15 Aug 2006 15:54:59 +0200

Le_crepe_restano

Sono le sei e fuori piove. Sono le sei del mattino e fuori il tempo fa schifo. Un cielo grigio piombo si è giocato l'alba e l'aria umida ti attacca i vestiti sulla pelle.

Fumo. Ho appena acceso la sigaretta numero trentadue di questa giornata senza fine, o senza inizio; dipende da come gira il vostro orologio. Il mio si è fermato qualche tempo fa, e non mi manca di certo. Ho gli occhi pesti, le orecchie che fischiano e i polmoni che gridano pietà. Ho sete. Ordino una birra. Il barista mi guarda senza farci caso e mi porge il bicchiere. Qui dentro ci siamo solo io e lui, e lui sta peggio di me.

Ho passato una notte intera ascoltando un brandello di vita, perso in quegli occhi marroni. Il tempo è volato via, come se fosse Hemingway a raccontare e non una qualunque ragazza di città. Non l'avevo mai vista prima, e non ho capito ancora perch� mi abbia raccontato tutto questo, fino ai più intimi particolari. Un deja-vu di errori già fatti e già conosciuti; cose da sistemare, cose che non si possono riparare. Non bastano la colla od il nastro adesivo, le crepe restano. Non bastano nemmeno le mille parole che mi ha regalato, e neppure i miei silenzi. Preghiere pagane ad un confessore del tutto casuale... le assoluzioni alleviano la pena?

Quando si è alzata dalla sedia i suoi occhi sembravano leggeri, le ombre un po' meno dense. Io ho ordinato un'altra birra e ho acceso un'altra sigaretta; la vita va avanti, volenti o nolenti. Mi ha salutato con un sorriso, senza sapere neppure il mio nome. Nemmeno io so il suo del resto.

Un bel sorriso; ripensarci stempera un po' il grigio di questo cielo insipido e uniforme. Non credo lo avrà quando tornerà qui. Le crepe restano. ]]>
la compagna perfetta //scrivere/istantanee/la_compagna_perfetta.html //scrivere/istantanee/la_compagna_perfetta.html Tue, 15 Aug 2006 15:54:59 +0200

La_compagna_perfetta

Non mi abbandona mai, come un'amante paziente che sopporta le mie altre necessarie fedeltà. Ho smesso di pensare a lei come ad un piccolo piacere estemporaneo, ma piuttosto come ad una presenza totale che con il passare del tempo ha riempito piano piano la mia vita.

In tutti questi anni non ha mai cambiato abitudini, nonostante io le abbia cambiate molte volte, e molte altre abbia cambiato domicilio. Continua costantemente a darmi il buongiorno la mattina appena sveglio, quando rimango appoggiato al muro della veranda con in mano il mio caffè caldo a cercare di dare un ordine razionale ai miei pensieri.

Il suo profuno è sempre lieve sui miei abiti, ed il suo abbraccio è totale mentre salgo in auto per recarmi in ufficio.

La trovo sempre al mio rientro, quando mi saluta evitando discretamente di chiedermi come sia andata la giornata, e lascia scorrere le sue dita piano piano sul vetro liscio della porta finestra della veranda.

Si scosta sorridendo e paziente aspetta il sorgere del nuovo giorno.

Lo sa che ci vedremo ancora... ]]>