white noise | tag/musica /blog//tag/musica.html white noise triplexity - between light and shadow /blog//post/triplexity_-_between_light_and_shadow.html /blog//post/triplexity_-_between_light_and_shadow.html musica Sun, 24 Aug 2008 17:03:08 +0200 music Sono rimasto abbastanza sorpreso nello scoprire che i Triplexity sono in realtà un gruppo virtuale. I componenti non si sono mai incontrati, collaborando ed elaborando la loro musica solo attraverso internet. Da buon musicista tradizionale, in un primo momento ho storto un po' il naso, consapevole di quale ruolo giochi la chimica personale nel processo compositivo. Ora il mio naso è dritto ed il disco in questione suona felicemente dalle mie casse. Ci sanno fare, eccome!

Il genere che questo terzetto virtuale propone è una bella mistura di jazz ed altro. Fra le varie tracce si scoprono facilmente influenze tribali ed anche qualche richiamo alle atmosfere della tradizione francese (questa almeno è la sensazione tutte le volte che sento suonare una fisarmonica o un bandenon e non sto ascoltando del tango). I brani spaziano dalle composizioni più soft basate su suoni eterei e ritmi lenti ai pezzi più energici, dove sax e percussioni reclamano la scena.

Il risultato è un insieme di note, armonioso e mai noioso, ottimo da usare come sottofondo - a mio avviso il vero ruolo del jazz per tutti coloro che non lo suonano. Riempie, e bene.

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dancing with the cannibals /blog//post/dancing_with_the_cannibals.html /blog//post/dancing_with_the_cannibals.html musica Sun, 27 Jul 2008 14:29:44 +0200 music A volte Bologna si ricorda che ha una discreta tradizione musicale alle spalle, e qualcosa di interessante da proporre - o forse sono io che ogni tanto mi ricordo che Bologna ha qualcosa di interessante da proporre. Sia come sia, ieri sera è stata l'occasione per andare a Villa Serena a sentire un po' di musica, alla faccia di un graditissimo temporale che ha rischiato di mandare a pallino la serata.

Sul palco i Dancing with the cannibals, a me completamente sconosciuti; sono stati un sorpresa veramente gradevole. Trio di musicisti con varie influenze rock (mi vengono in mente i Rem su tutti, ma c'è anche molto altro) composto da basso, chitarra/voce e batteria, mi hanno particolarmente colpito per la pulizia dell'esecuzione e per la capacità di riempire il palco, sebbene tutto il movimento lo facesse Lorenzo Ricci, front man della band.

A quanto ho potuto vedere, stanno suonando abbastanza spesso in giro, quindi non mancheranno occasioni per andarli a (ri)vedere. Nota di cronaca: a breve cambieranno nome in "Alice's Land".

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ascolti notturni /blog//post/ascolti_notturni.html /blog//post/ascolti_notturni.html musica Sat, 23 Feb 2008 01:08:16 +0100 music A volte capitano quei simpatici momenti di insonnia, specie dopo una settimana pesante. Sei stanco morto, ma il sonno non arriva. In TV - come al solito - non c'è nulla e ti prende la spinta per finire quelle due o tre cose che avevi in sospeso. A notte ormai inoltrata, lo stereo diventa il tuo migliore amico. Ecco una possibile playlist notturna:

  • Blue Oyster Cult - Tyrrany and mutation
  • Antony Raijekov - Jazz U
  • Dire Straits - Brothers in arms
  • Metallica - The Bridge School benefit (live)

Un po' di stamina prima di crollare riversi sopra al piumone.

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another perfect day /blog//post/another_perfect_day.html /blog//post/another_perfect_day.html musica Sun, 03 Feb 2008 12:44:41 +0100 music La convivenza fra i Motorhead e Brian Robertson è stava breve e, come ha dichiarato Lemmy in più occasioni, non è stata per niente semplice. Nonostante questo, la brevissima parentesi dell'ex Thin Lizzy ci ha regalato un album che di fatto è un piccola perla nella discografia della band più rumorosa al mondo.

Another perfect day rappresenta, in qualche modo, un linea di separazione fra l'epoca della chitarra blues di Fast Eddie Clark e quella che sarà, letta a posteriori, il primo passo dell'evoluzione della band verso uno speed più robusto. Le radici continuano ad affondare nel delta, ma le linee di chitarra sono decisamente diverse e molto personali, a ricordare che Robbo avrà avuto sì un pessimo carattere, ma quanto a mano e cuore non aveva sicuramente di che vergognarsi, anzi.

E mentre riflettiamo su dove questa collaborazione artistica non ha portato, non resta che goderci un altro giorno perfetto.

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surfing with the alien /blog//post/surfing_with_the_alien.html /blog//post/surfing_with_the_alien.html musica Tue, 30 Oct 2007 00:13:24 +0100 Musica

Credo che capiti a tutti, prima o poi - e specie se si è suonato uno strumento - di accostarsi a quelli che sono considerati i mostri sacri della chitarra. Essendo la mia cultura musicale abbondantemente radicata nell'hard rock e nell'heavy metal, una delle possibili alternative era rappresentata da Joe Satriani. Ammetto che l'album in questione l'ho scelto per la copertina :)

Nessuna sorpresa sotto la cover; inutile parlare delle capacità tecniche dell'esecutore - semplicemente assolute - e probabilmente nemmeno della sua abilità compositiva. L'album alla fine è un catalogo di virtuosismi incastonato in una serie di pezzi che, pur mantendo una certa, quanto veloce, coerenza stilistica, cercano di spaziare tra molte variegate influenze. Molta mano e non troppo cuore, per quanto ci sia qualche perla - tipo "Crushing day" - che decisamente merita. Una fredda prova di forza, comunque notevole.

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racconti di un albero curvo /blog//post/racconti_di_un_albero_curvo.html /blog//post/racconti_di_un_albero_curvo.html musica Sun, 26 Aug 2007 21:14:05 +0200 Musica

Ogni volta che mi capita per le mani un nuovo lavoro degli AKT provo sempre una certa emozione. Da una parte c'è un discorso affettivo, e dall'altra la consapevolezza che quanto andrò ad ascoltare varrà ogni secondo del tempo dedicato.

Dentrokirtos (albero curvo, in greco) è il loro ultimo lavoro e l'emozione è stata più grande del solito. Prima ancora di mettere il cd dentro allo stereo mi sono soffermato a sfogliare e leggere il bellissimo book allegato, segno di una qualità e di una dedizione che si percepiscono nettamente anche nella musica.

I pezzi sono sette (come i peccati capitali?) e, non fatevi illusioni, non sono affatto pezzi facili. Le radici affondano chiaramente nel progressive rock più classico - si colgono influenze dei King Crimson e dei Genesis - mentre tutto il resto è frutto di una meticolosa sperimentazione sonora, compositiva ed armonica che non si può fare a meno di ammirare, prima, e di cercare di comprendere poi.

Un disco per certi versi ermetico - come i suoi testi - ma affascinante ed estremamente seducente, per l'orecchio e per la mente.

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a matter of life and death /blog//post/a_matter_of_life_and_death.html /blog//post/a_matter_of_life_and_death.html musica Fri, 06 Jul 2007 21:59:06 +0200 Musica

Cosa si può chiedere o, più precisamente, cosa ci si può aspettare da un gruppo che cavalca le scene da oltre trent'anni e con una discografia di tredici album in studio - questo è il quattordicesimo? Dopo aver visto tanti gruppi invecchiare dignitosamente riproponendo la propria musica all'infinito - per quanto in modo ineccepibile - la domanda è senz'altro legittima.

Gli Iron Maiden, semplicemente, non sono invecchiati. Dopo essere stati la pietra angolare di un genere ed averne creato molti dei clichè, continuano nell'esplorazione di nuove frontiere sonore e compositive; fedeli a se stessi ed alla loro voglia di rinnovarsi.

A matter of life and death prosegue il discorso artistico cominciato con "Brave new world" e perfezionato nello splendido "Dance of death". La formazione con tre chitarre permette un ventaglio di possibilità estremamente ampio che i nostri non esitano a sfruttare in ogni modo possibile. Ad anni luce di distanza dai classici del loro passato artistico, ci troviamo di fronte ad un album che fa della complessità compositiva e della magnificenza sonora il proprio marchio.

Dieci pezzi senza nessun calo di tensione, in cui è la tematica della guerra a farla da padrone. Liriche taglienti ed esplicite completano l'insieme e soddisfano le aspettative.

Bellissimo, nel suo complesso. Colpisce al primo ascolto e si apprezza ogni volta di più.

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thin lizzy /blog//post/thin_lizzy.html /blog//post/thin_lizzy.html musica Mon, 09 Apr 2007 20:17:06 +0200 Musica

Ho passato il pomeriggio a guardare un dvd dei Thin Lizzy, band di cui conoscevo solamente il nome e qualche altro dettaglio insignificante letto molti anni fa su si una qualche rivista di musica.

Il dvd in questione è un piacevole carnevale di video ed esibizioni live, che copre l'intera carriera della band, dagli esordii fino ai primi anni '80, crepuscolo della loro attività. E` stata una visione piacevole, tanto che ho provveduto a fare qualche ricerca in rete per documentarmi un po'. Di fatto ho trovato poco.

Formatosi agli inizi degli anni '70 in quel di Dublino, il gruppo, inizialmente un trio capitanato dal leader e bassista Phil Lynott, viene curiosamente classificato come band hard rock/heavy metal. Passi per l'hard rock - le prime composizioni sono abbastanza robuste - ma di heavy metal non ne ho trovato traccia.

Nel corso degli anni la formazione ha subito diversi cambiamenti, inserendo nella line-up alcuni chitarristi di chiara fama (Gary Moore e quel Brian "Robbo" Robertson già sentito con i Motorhead in "Another perfect day"), e caratterizzandosi, dopo gli esordi, per la presenza di due chitarre soliste che si alternano di brano in brano. Stando alle fonti che ho consultato (e di cui sotto riporto i link) pare siano stati i primi - o fra i primi - influenzando diversi altri gruppi a venire.

L'attività artistica si è conclusa nel 1984, e due anni dopo Lynott è deceduto per le conseguenze dell'abuso di eroina. Pare che ultimamente si siano riformati, ma ho dedotto che questa seconda vita artistica sia del tutto trascurabile.

L'impressione che ne ho tratto è che, limitandosi ai lavori degli anni '70, i Thin Lizzy siano una buona band di hard rock, forse un tantino troppo allegra per i miei gusti, ma senz'altro degna di un approfondimento. Per quanto riguarda il repertorio più recente, lo considero becera musica anni '80, neanche tanto originale. Avrò un'idea più precisa appena avrò messo le mani su qualche cd.

Per chi vuole farsi un'opinione in proprio, un paio di link utili:

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in rock /blog//post/in_rock.html /blog//post/in_rock.html musica Sat, 17 Mar 2007 17:48:20 +0100 Musica

Non è un disco, ma una vera e propria lezione di storia della musica. Del resto loro, i Deep Purple, la storia della musica l'hanno scritta sul serio.

In rock è una perfetta mescolanza di rock, blues ed energia, ruvida quanto attuale nonostante i suoni (volutamente) grezzi. Gli otto pezzi che compongono l'album sono un piacevole inferno rumoroso dove il ruolo del Virgilio lo gioca Ian Gillan con la sua voce possente e cristallina, sostenuta egregiamente dai riff di chitarra di Ritchie Blackmore e dall'hammon del baffuto Jon Lord.

Se devo scegliere qualche brano in particolare, azzardo la terna Speed king, Living wreck e Black night, a cui va aggiunta l'immortale Child in time, uno dei pezzi più belli di sempre.

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17 re /blog//post/17_re.html /blog//post/17_re.html musica Thu, 22 Feb 2007 21:57:38 +0100 Musica

C'è stato un periodo nella musica dei Litfiba in cui non c'era spazio nè per elettromacumbe nè per amori disperati. Era il 1986, e la band fiorentina portava avanti il proprio percorso musicale ampiamente contaminato da sonorità dark e new wave.

Era il 1986 quando uscì 17 re; sono passati vent'anni e questo disco conserva intatti la sua forza ed il suo sudiciume artistico. Originariamente un doppio disco, ora raccolto in un unico cd, è un viaggio a spirale verso l'interno, un viaggio delirante in cui suoni sporchi e testi visionari dilatano le sensazioni ed alterano i contorni.

Un album fatto di mille immagini che si susseguono senza tregua, così diverse fra loro ma al tempo stesso unite da quella stessa malata atmosfera. Affascinante come il male che si porta dentro.

Veramente notevole.

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st.anger /blog//post/st.anger.html /blog//post/st.anger.html musica Sun, 28 Jan 2007 20:23:56 +0100 Musica

Mi viene un po' di malinconia ogni volta che ascolto questo album. Forse perchè i Metallica li seguo dagli inizi, e non riesco ad approcciarmi all'ascolto con la mente vuota da ciò che è stato.

St. Anger è rabbia vomitata d'istinto. Un atto quasi liberatorio - si vedano anche i testi decisamente introspettivi - che, purtroppo, risulta scomposto e quindi privo di molta della sua forza.

Pubblicato nel 2003 dopo un periodo abbastanza nero per i nostri cavalieri dell'apocalisse, caratterizzato da un cambio di bassista, dai diversi problemi di James Hetfield con l'alcool e da altre e varie tensioni all'interno del gruppo, cerca forse di essere un ritorno all'antico, a quelle sonorità pesanti che si erano sentite nel diverso, ma interessante, "Metallica".

Fallisce, almeno in parte nell'intento. Suoni poco curati (specie per la batteria), composizioni banalotte e un alone di già sentito che, anzichè essere archetipo di genere, sembra più un disperato tentativo di aggrapparsi ad un'identità artistica persa chissà dove nel passato.

Può darsi che sia una tappa del viaggio di ritorno verso casa, oppure che si tratti del canto del cigno di una band che ha avuto qualcosa da dire e, ora, ha semplicemente finito gli argomenti.

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il segmento necessario /blog//post/il_segmento_necessario.html /blog//post/il_segmento_necessario.html musica Tue, 26 Dec 2006 15:56:43 +0100 A volte mi riconcilio con il mio passato di musicista... vengo colto da inarrestabili nostalgie ed allora, per mia fortuna, posso mettere mano, od orecchio, a quella che è stata la produzione musicale dei miei vent'anni, o comunque la sua eredità.

Il segmento necessario è uno dei lavori degli AKT, forse il più accessibile all'orecchio non abituato. Una miscela di sperimentazione e progressive puro - si riconoscono facilmente influenze dei Genesis e dei King Crimson - ma, soprattutto, un cocktail di cuore e anima che si mescola nelle note e nelle armonie. E, cosa non meno importante, nelle parole.

Un lavoro autoprodotto e di ottima qualità, scritto e suonato per se stessi e, forse proprio per questo motivo, così ricco di sensazioni. Non posso ovviamente essere obiettivo nel giudicare, quindi vi invito caldamente all'ascolto. Si può scaricare dal sito del gruppo (insieme al resto della loro produzione musicale e non).

Dormi, veglia, forse sogna
Forse resta senza segni
Corri carne d'ingranaggio
Nel segmento necessario

    -- Macchine pt. II
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la morte dei miracoli /blog//post/la_morte_dei_miracoli.html /blog//post/la_morte_dei_miracoli.html musica Sun, 17 Dec 2006 13:31:37 +0100 Musica

Mai stato un grande fan del genere hip hop. Suoni interessanti ma troppo lontano da me nelle sue radici. Cultura da ghetto, ostentata con aggressività estrema, e archetipi buffi, nella migliore delle ipotesi.

Faccio volentieri uno strappo alle regole dei miei gusti musicali per Frankie HI NGR MC, alfiere dell'hip hop nostrano che per una volta non scimmiotta gli umori a stelle e strisce ma, pur rimanendo coerente con i dogmi del genere, racconta cose che sono più vicine a noi.

"La morte dei miracoli" è un lavoro di altissimo livello, sia per gli arrangiamenti sia, e soprattutto, per le rime. Attento osservatore della realtà circostante, Frankie snocciola parola dopo parola, evitando il banale e la rima scontata. Tagliente, provocatorio ed intelligente, fa riflettere rimanendo leggero, e resta leggero senza diventare impalpabile.

Un artista.

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marilyn manson - lest we forget /blog//post/marilyn_manson_-_lest_we_forget.html /blog//post/marilyn_manson_-_lest_we_forget.html musica Tue, 05 Dec 2006 21:53:35 +0100 Musica

Non credo che sia possibile scindere la musica di Marilyn Manson da quella che è la sua manifestazione visiva. In un qualche modo la prima ha bisogno della seconda e viceversa.

Lest we forget è un cofanetto con un'antologia di alcuni brani rappresentativi dell'artista e con una variegata raccolta di video. Per quanto forse non sia il massimo della produzione musicale del nostro, rende bene - dal punto di vista antologico evolutivo - il percorso artistico di questo signore altissimo ed al limite dell'anoressia, che ha alterato il suo corpo fino a rendersi un grottesco recipiente per ogni genere di dissacrante bassezza si riesca ad immaginare.

Mentre i più sensibili potranno inorridire di fronte alle liriche blasfeme, acide e nichiliste, i più resistenti potranno cimentarsi nella visione di una produzione di clip che non lascia niente all'immaginazione, e fa dell'esagerazione voluta e marcia un simbolo di decadenza umana e morale.

Sul versante musicale, si segnala qualche pezzo interessante, specie per quanto riguarda i primi lavori. Ritmi duri e un tocco di sound industriale che non guasta. Poi si degenera, rimanendo nel limbo del "senza infamia e senza lode". Tutto il resto sono esagerazioni gratuite troppo spinte per essere prese seriamente.

In fin dei conti, divertente.

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king crimson - the power to believe /blog//post/king_crimson_-_the_power_to_believe.html /blog//post/king_crimson_-_the_power_to_believe.html musica Sun, 19 Nov 2006 13:26:42 +0100 Musica

Una premessa doverosa nei confronti di chi legge: sono un fan dei King Crimson, quindi potrei non essere completamente obiettivo nelle mie esternazioni. Detto questo, sono assolutamente convinto che apprezzare o meno i loro lavori sia una mera questione di attitudine all'ascolto.

Se si si ferma alla superficie, questo "The power to believe" può sembrare un nero monolito di durezza insolita. Suoni pesanti, chitarre distorte, ritmi lenti e marcati che sono tipici del metal di fine millennio. Ad un primo ascolto il quadro d'insieme rimane sfuocato e confuso, quasi incomprensibile.

Ma se avrete pazienza di andare a fondo, di superare la superficie del monolito, apprezzerete un'altra perla della genialità del Re Cremisi e del suo bardo, Robert Fripp.

"The power to believe" racconta di un modo corrotto, cupo ed opprimente dove comunque una flebile speranza riesce a penetrare. Via via che le tracce avanzano i suoni si addolciscono ed il disegno diventa nitido nelle sue tinte e nei suoi contrasti. Suoni duri si alternano a freddi arpeggi, le armonie diventano meno criptiche e le senzazioni sempre più forti, il groviglio di suoni si fa meno inestricabile... tutto è funzionale alla narrazione ed a tratteggiare un affresco di inaudita complessità.

Di perfetta complessità.

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iron maiden - piece of mind /blog//post/iron_maiden_-_piece_of_mind.html /blog//post/iron_maiden_-_piece_of_mind.html musica Sun, 12 Nov 2006 16:35:03 +0100 Musica

Ho ritirato giù dallo scaffale l'album in questione; quarto della carriera degli Iron Maiden, a stento dimostra i suoi ventitre anni.

Da molti "Piece of mind" è stato classificato, a torto secondo me, come il primo gradino della scalinata discendente del gruppo inglese... sia o non sia è un album che conserva, nonostante la polvere, tutta la sua energia. I suoni sono forse meno ruvidi dei lavori precedenti, e le composizioni più articolate - l'influsso di Bruce Dickinson e della sua laurea in storia e letteratura cominciano a farsi sentire - ma il risultato finale secondo me è notevole.

Tralascio qualsiasi considerazione sulle capacità tecnico espressive dei musicisti, dato che sarebbe un'esercizio inutile. Segnalo soltanto questi pezzi che ritengo imperdibili:

  • Revelation
  • The trooper
  • Still life
  • Quest for fire
  • Sun and steel
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museo rosenbach - zarathustra /blog//post/museo_rosenbach_-_zarathustra.html /blog//post/museo_rosenbach_-_zarathustra.html musica Thu, 19 Oct 2006 20:44:01 +0200 Musica

Inizio anni 70... la musica stava cambiando, lungo il solco tracciato solamente qualche anno prima dai King Crimson e dal loro Re Cremisi. Nuovi gruppi, nuove sonorità, nuovi modi di concepire le canzoni si affacciavano sempre più rapidamente sugli scaffali dei negozi di dischi. Tra questi molte band italiane: Banco del mutuo soccorso, PFM, Area... alcuni di questi gruppi sono attivi ancora oggi, talvolta solo pallide ombre della grandeur musicale espressa un tempo, altri, come il Museo Rosenbach, sono spariti, lasciando piccole ma significative schegge di memoria.

"Zarathustra" è il loro primo, e da un certo punto di vista unico, lavoro ad aver visto la luce. Largamente ispirato dal "Così parlò Zarathustra" di Nietsche, è un'opera che non rispetta alcuno schema musicale canonico. Su un tappeto di tempi dispari (così splendidamente opposti al 4/4 consueto) si alternano momenti di possente e rabbiosa musicalità ed altri di melodia evocativa, intrecciati in un complesso ed armonioso arabesco di suoni.

Il pezzo di apertura è una suite di venti minuti così varia e complessa da lasciare senza fiato... gli altri tre che compongono il disco ne sono il degno contorno. Il tutto creato con lucidità e coerenza ed orchestrato ed eseguito a livelli altissimi.

Un'opera purtroppo difficile da trovare, ma splendida ed assoluta.

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revolution void /blog//post/revolution_void.html /blog//post/revolution_void.html musica Sat, 08 Jul 2006 22:24:48 +0200 Mi piace ascoltare musica; sia come ascolto puro che come sottofondo mentre faccio altre cose. Ovviamente ogni situazione ha un tipo di musica maggiormente indicato; quando lavoro al computer, per esempio, mi piace ascoltare musica ambient. Cerco cose abbastanza delicate da non catturare troppo la mia attenzione, ma sufficientemente energiche da tenere sveglie le mie sinapsi.

Revolution Void è il progetto musicale del musicista jazz americano Jonah Dempcy, progetto che ha prodotto l'eccellente Increase the dosage (il lavoro è liberamente scaricabile dal sito dell'artista).

Si tratta di un album di oltre un'ora in cui vengono miscelati in modo magistrale improvvisazione jazz e musica elettronica. L'insieme che ne risulta rasenta la perfezione: il sottofondo elettronico si adatta perfettamente alle evoluzioni di strumenti più classici (sax, piano e basso fretless), esaltandole e rendendole più accessibili al tempo stesso. Esaltanti, in particolare, le linee di basso, che compaiono all'improvviso per generare momenti di potente confusione ritmica.

Ascoltatelo e riascoltatelo... vi verrà certamente voglia di aumentare il dosaggio.

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