kyashan
Produzione giapponese del 2004 giunto adesso sui nostri schermi, "Kyashan - La rinascita" (Casshern in originale) è la trasposizione cinematografica del noto anime "Kyashan", trasmesso in Italia intorno la fine degli anni '70.
In un futuro in cui la terra è devastata da un guerra pluridecennale, il professor Azuma scopre un nuovo tipo di organismo cellulare in grado di autoreplicarsi. La scoperta consentirebbe la prosecuzione del genere umano, minacciato dalla guerra e dalle condizioni ambientali diventate ormai proibitive. Purtroppo, il processo di creazione di questa nuova specie cellulare sfugge completamente al proprio creatore, dando origine ad una nuova forma di vita umanoide (i neodroidi), il cui obiettivo è quello di sterminare gli esseri umani.
Per quanto la trama possa sembrare abbastanza scontata, il film ha molti punti a proprio favore e, purtroppo, altrettanti a proprio sfavore. Certamente è un film visivamente e musicalmente esaltante; le musiche passano da pezzi di musica classica contemporanea a brani metal in modo perfettamente sincronizzato con le immagini, sottolineando i momenti topici della narrazione. Visivamente parlando, le esperienze nel mondo dei videoclip del regista Kyria si concretizzano nella costruzione di scenografie che fanno largo omaggio a visioni tecnologiche anni '30 (in stile "Metropolis" per intenderci), supportate da un massiccio (ma per nulla spiacevole) uso di computer graphic e realizzate con evidente ispirazione all'opera di HR Giger. Impressionante per perfezione l'uso del monocromatico e la saturazione dei colori; un'atmosfera malsana pervade tutto il film, perfettamente in linea con le premesse della storia.
La parte debole dell'insieme, purtroppo, è la narrazione. Per quanto sia stato fatto un adattamento consistente dall'originale - l'epurazione o la rivisitazione di alcuni personaggi, così come di alcuni aspetti, non pesano troppo - molto, specie da un certo punto in poi, risulta criptico e decisamente pesante. Monologhi in stile teatrale usati senza particolare giudizio, riflessioni spesso oltre il limite della retorica e, dulcis in fundo, un desiderio di essere esplicativi fino in fondo non fanno certe bene.
Al di là di tutto, resta comunque il piacere di averlo visto, ed il rammarico di non poter vedere pellicole del genere con una certa frequenza.
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